Il negativo dei palchi elisabettiani

SWAN: Shakespeare Women Acting Nucleus, il nuovo progetto dell’Accademia Teatrale Lorenzo Da Ponte, è una compagnia teatrale composta da sole donne che si prefigge di mettere in scena le opere immortali di William Shakespeare.

Il progetto nasce da una domanda:

“Perché non posso interpretare Riccardo III, re Lear, o Amleto?” Risposta: “Perché sei una donna”.

Le messinscena tradizionali continuano ad escluderci dall’interpretare ruoli meravigliosi destinati solo agli attori di sesso maschile.

Noi, non volendo rinunciare, abbiamo deciso di fondare questa nuova compagnia tutta al femminile, dandoci la possibilità di cimentarci con personaggi delle identità forti e dalla profondità psicologia tipica di Shakespeare. Vogliamo ricordare che durante il periodo Elisabettiano alle donne era vietato calcare i palcoscenici, costringendo gli uomini a interpretare anche le parti femminili.

Non facciamo altro che creare un “negativo” di quello che era l’usanza del tempo…se gli uomini ce la facevano, perché noi no?

Vogliamo sia chiaro che la nostra non è una vendetta nei confronti del genere maschile, ma recitare significa fingere di essere qualcun altro, qualcuno di molto distante da noi, e quale maggiore occasione per una donna quella di interpretare un uomo?

Shakespeare ha scritto dei testi straordinari, di una profondità unica, ma proprio questa sua bellezza ha portato il Bardo ha essere considerato “inarrivabile” e nel tempo le compagnie hanno sviluppato una reverenza nell’affrontare i suoi capolavori. Noi vorremmo portare in scena questi classici con lo stesso spirito con cui lo affrontavano per la prima volta gli attori di Shakespeare. Non con paura, ma con forza, energia, con nuove idee e sperimentando, seguendo l’unico obiettivo fondamentale del teatro: emozionare il pubblico.

La compagnia

La compagnia nasce nel 2017 da un’idea di Federica Girardello, ma subito condivisa da un gruppo di giovani attrici entusiaste, composte principalmente da under 35. La freschezza del gruppo ci ha permesso fin da subito di osare, di mettere alla prova tutte le idee che proponevamo, senza paura di sbagliare e senza essere legate ad un’idea di tetro “stantia” e che sa di vecchio. Sopratutto quando si affrontano dei grandi classici come quelli di Shakespeare.

La compagnia stabile è formata da 6 donne, ma in ogni spettacolo cerchiamo delle nuove compagne, così da non rischiare di fossilizzarci nei nostri pensieri e soprattutto perché crediamo nella possibilità di poter far recitare giovani attrici, spesso impossibilitate ad entrare nel regno dei teatri stabili.

Il mondo sta cambiando, le possibilità sono infinite e noi stiamo cercando di coglierle tutte.

Le nostre produzioni

La dodicesima notte

Commedia in cinque atti che prende il nome dalla festa della dodicesima notte, ovvero l’Epifania. La storia si basa su due fratelli: Viola, naufragata sulla costa di dell’Illiria, e Sebastian, il fratello che lei crede morto. Viola si traveste da uomo ed entra a far parte del servizio del Duca Orsino sotto il falso nome di Cesario. Il Duca Orsino, però, è innamorato della contessa Olivia, rimasta recentemente orfana del fratello, così chiede a Viola/Cesario di corteggiarla per conto suo e, alla fine, la contessa si innamora proprio della giovane travestita da uomo. A sua volta, però, Viola si innamora del duca Orsino mentre, a complicare la situazione, approda sulle coste dell’Illiria anche Sebastian che, così come la sorella, crede che la sua gemella sia morta durante il naufragio. Il giovane, quindi, si presenta dal duca Orsino sotto mentite spoglie insieme ad Antonio, l’uomo che gli ha salvato la vita e che è molto legato a Sebastian. Olivia, intanto, viene seguita anche dallo zio sir Toby Rutto che finge di volerle proporre sir Andrew Guanciasecca come suo fidanzato ma, in realtà, è interessato solo al suo patrimonio. Intanto, l’amministratore della servitù di Olivia, il maggiordomo Malvolio, diventa protagonista di un equivoco: il personale di corte, infatti, gli fa uno scherzo in cui si lascia intendere che Olivia sia, in realtà, innamorata di lui. Alla fine, però, tutto si risolverà nel modo migliore: Sebastian ed Olivia si scopriranno innamorati e si sposeranno, mentre il duca Orsino si renderà conto che è Viola la ragazza che fa per lui. L’unico finale infelice sarà quello di Malvolio.

Note di regia

Essendo questo il primo esperimento della compagnia, ci siamo poste questa domanda: come distinguere i ruoli femminili da quelli maschili? La soluzione ci è stata suggerita dal passato, infatti, ai tempi di Shakespeare, in cui solo agli uomini era permesso di calcare i palcoscenici, usavano il cerone bianco per dipingere il volto dei ragazzi più giovani che avrebbero dovuto interpretare le donne.
Così abbiamo fatto anche noi.

Inoltre abbiamo voluto giocare con i costumi, riprendendo elementi del teatro elisabettiano, con uno stile più punke colorato.

La bisbetica domata

Battista Minola, rispettabile mercante, esasperato dal carattere scontroso della primogenita Caterina, riferisce a tutti gli spasimanti di Bianca, la seconda figlia, che questa non prenderà marito finché non l’avrà fatto la maggiore. Tutti i giovani si preoccupano poiché temono che nessuno abbia mai il coraggio di maritarsi con quella bisbetica di Caterina. Tra tutti questi gentiluomini vi è lo scaltro Lucenzio, un ricco giovane che per avvicinarsi alla fanciulla e farla innamorare di lui finge di essere un maestro di letteratura. Allo stesso tempo però, curando ogni minimo particolare, ordina al suo servo più fidato Tranio, di prendere il suo posto e fingersi un pretendente della giovane Bianca, così da distrarre tutti gli altri pretendenti. Nel frattempo Petruccio, un nobiluomo, giunto a Padova in cerca di una ricca moglie, decide di fare la corte a Caterina e si ripropone di domarla. Il padre di Caterina acconsente senza pensarci al loro matrimonio, lasciando così la figlia in balia di Petruccio, che con la scusa di amarla troppo, in realtà la prova di tutti i suoi diritti, riducendola al fantasma di se stessa.

Note di regia

Sull’onda della Dodicesima notte, anche nella Bisbetica domata la distinzione tra uomini e donne è stata fatta attraverso il viso dipinto di bianco. Tuttavia in questo testo, così complicato, ci siamo focalizzate, non tanto sulla trama tipicamente shakespeariana, quanto sulla natura del rapporto uomo-donna e sull’ambiguità del finale: la bisbetica è stata davvero domata? O finge per sopravvivere a un marito violento? Da donne del XXI secolo, abbiamo ragionato sulle varietà di violenza esistenti, sia fisiche che psicologiche, arrivando a questa conclusione; Caterina potrebbe essere diventata una “bisbetica” a causa della sua malformazione alla gamba, che l’ha resa insicura e vittima di paragoni con la di lei perfetta sorella. Le violenze quindi iniziano già in tenera età da parte del padre, continuando poi con i vari pretendenti, e raggiungendo infine il culmine con Petruccio.

Nel finale Shakespeare, ci regala un quadro contrapposto di figura femminile: una dipendente dal marito e l’altra di una esagerata ribellione, che avrebbe dovuto portare il pubblico a ridere di questi eccessi. Nella nostra versione, invece questa risata si trasforma in un’amara consapevolezza che il ruolo della donna nei secoli non è mutato così tanto come si vuole credere, costringendo il gentil sesso a combattere ancora per il suo benessere.

COMING SOON

Hamlet

Ad Elsinore, in Danimarca, il fantasma del defunto re appare ad Amleto, suo figlio, e gli chiede di essere vendicato: ad ucciderlo è stato infatti il fratello Claudio che si è ora appropriato del trono e ha sposato la vedova moglie del re, Gertrude.

Il principe assicura di tener fede alla promessa ma, desideroso di avere la concreta prova della colpevolezza dello zio, decide di ritardare il momento della vendetta. La certezza che lo zio sia responsabile della morte del padre gli viene quando, durante uno spettacolo teatrale, mette in scena l’omicidio del defunto re e Claudio, indignato e al contempo impaurito, si alza e se ne va.

Recandosi a parlare con la madre per giustificare il proprio comportamento, Amleto uccide per errore Polonio, consigliere del nuovo re e padre di Ofelia e Laerte. Quest’ultimo, tornato in Danimarca non appena appresa la notizia, dichiara Amleto colpevole della morte del padre e della sorella – che nel frattempo ha deciso di uccidersi per mettere fine al proprio dolore – e lo sfida a duello. In accordo con Claudio, Laerte cosparge la punta della propria spada di una sostanza letale e avvelena anche la coppa dove Amleto dovrà bere in caso di vittoria. In una serie di casuali eventi, però, è la madre Gertrude a bere dalla coppa avvelenata e la letale spada colpisce entrambi i duellanti; prima di morire, Amleto riesce però ad uccidere Claudio.

Note di regia

Luci fredde, stile imperialista, marionette al posto degli attori, effetti audio sono solo alcune delle sorprese che ci saranno in questo spettacolo ormai così tante volte messo in scena. Infatti una compagnia si chiede: perché nel 2020 il pubblico dovrebbe ancora venire a vedere Hamlet? Perché il nostro? Noi, stiamo scavando nell’essenza del testo, e giocando con gli stili, con le luci e con voci registrate, ci aspettiamo di portare sul palco un Hamlet diverso…un Hamlet tutto al femminile.

To read or not to read

“To read or not to read”, s’ispira a un’idea collaudata dal teatro Sam Wanamaker Playhouse di Londra, in cui gli attori interpretano i testi shakespeariani davati al pubblico con copione alla mano.
Questa modalità permette al pubblico di “spiare” il lavoro teatrale nella fase preparatoria, in cui gli interpreti non hanno ancora il testo a memoria, ma affrontano delle vere e proprie “prove in piedi”.

Il progetto si adatta a tutte le esigenze; infatti le letture possono essere vendute singolarmente per le scuole, o in blocco di sei per creare una mini-rassegna dal sapore tutto elisabettiano, che possa coinvolgere e appassionare anche il pubblico più esigente.

I nostri reading

Dottor Faust

“Why, this is hell, nor am I out of it”

Mephistophilis, v. 78

La più celebre opera di Christopher Marlowe (Canterbury, 1564), ispirata all’anonimo racconto germanico Faustbuch, è la storia di un uomo che, avido di sapere, sarà condotto alla dannazione eterna.
Faust sceglie di appellarsi all’arte occulta per evocare Lucifero e stringere un patto che gli permetta di incrementare la sua conoscenza oltre il limite umano. Sarà proprio la brama di “onnipotenza” che porterà Faust alle porte dell’inferno senza alcuna possibilità di redimersi.

“The stars move still, time runs, the clock will strike,
The devil will come, and Faustus must be damned.”


Faustus, vv. 72-73

Antonio e Cleopatra

“Come, sir, come,
I’ll wrestle with you in my strength of love.
Look, here I have you, thus I let you go,
And give you to the gods.”


Atto III, scena II, Ottaviano

Antonio e Cleopatra racconta le gesta di Marco Antonio, un membro del triunvirato, che, insieme ad Emilio Lepido e Cesare Ottaviano, governa Roma dopo la morte di Giulio Cesare.
In seguito Marcantonio, dopo essersi innamorato della regina d’Egitto, Cleopatra, trascura colpevolmente i propri doveri verso Roma, andando così verso una morte inesorabile per sua propria mano, alla quale seguirà quella della regina d’Egitto.

Titus Andronicus

“Andronicus, stain not thy tomb with blood.
Wilt thou draw near the nature of the gods?
Draw near them then in being merciful;
Sweet mercy is nobility’s true badge.
Thrice-noble Titus, spare my first-born son.”


A Tamora, I.i

Roma: Tito Andronico, generale dell’esercito imperiale romano, torna vittorioso in patria dopo aver sconfitto e conquistato I Goti. La brutalità dell’opera scatta sin dalla prima scena con la morte del primogenito di Tamora, regina del popolo nemico. Nel frattempo, Roma ha bisogno di un imperatore: viene eletto Saturninus, che prenderà in sposa Tamora rifiutando la mano di Lavinia, offerta dal padre Tito.
L’offesa recata a Tito scatena morte e violenza dando a Tamora la possibilità di mettere in atto la sua agognata vendetta contro il generale romano.
Intrecci politici, corruzione, sangue e morte si insinuano nel corso della
vicenda fino a raggiungere un’inevitabile tragedia.

Otello

“Beware, my lord, of jealousy
It is the green-eyed monster, which doth mock
the meat it feeds on.”


Atto III, scena III, Iago

Venezia, 1500.
Di ritorno vittorioso dopo la battaglia contro l’armata Turca, Othello è spinto da Iago a credere che la sua amata Desdemona abbia una relazione con il luogotenente Cassio.
Per accrescere il sospetto nella mente di Othello, Iago ordina a sua moglie Emilia di rubare il fazzoletto donato a Desdemona da Othello come simbolo del loro amore e di lasciarlo nella camera di Cassio. Accecato dalla gelosia, Othello si rifiuta di parlare a Desdemona che, ignara della cospirazione di Iago, non è in grado di decifrare il comportamento del marito. I complotti escogitati da Iago e l’incapacità di Othello di distinguere il vero nemico sconvolgeranno la fragile mente del Moro conducendolo ad una fine tragica.

“It is the cause, it is the cause, my soul:
Let me not name it to you, you chaste stars!
It is the cause.”


Atto V, scena II, Othello

Il mercante di Venezia

“If you prick us, do we not bleed? If you tickle us, do we not laugh? If you poison us, do we not die? And if you wrong us, shall we not revenge?”

Atto III, scena I, Shylock

Venezia. Bassanio, amico del mercante veneziano Antonio, chiede un prestito a quest’ultimo per poter corteggiare Porzia di Belmonte.
Il prestito verrà concesso dall’ebreo Shylock, con la garanzia che nel caso la somma non venisse restituita, Antonio dovrà rinunciare a una libbra di carne vicino al cuore.
Solo grazie al piano architetto da Porzia, il cui amore sarà vinto da Bassanio nella lotteria degli scrigni d’oro, d’argento e di piombo, alla fine Antonio riuscirà a salvarsi dalla vendetta di Shylock, che verrà condannato a rinunciare a tutti i suoi beni e ad accettare il battesimo cristiano.

“I hold the world but as the world, Gratiano,
A stage where every man must play a part,
And mine a sad one.”


Atto I, scena I, Antonio

La allegre comari di Windsor

“O powerful Love, that in some respects makes a beast a man, in some other a man a beast.”

Atto V, scena V, Falstaff

Sir John Falstaff, trovandosi senza denaro, decide di corteggiare due donne ricche e sposate, la signora Ford e la signora Page, inviando loro due lettere d’amore identiche, con l’obiettivo di ottenere il loro denaro.
Gelosia, intrighi, e travestimenti si alternano in questa intramontabile commedia shakespeariana e porteranno ad una giusta vendetta.
Chi ne sarà vittima?

“This is the third time; I hope good luck lies in odd numbers. Away, go; they say, there is divinity in odd numbers, either in nativity, chance, or death.”

Atto V, scena I, Falstaff

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