INTERVISTA A ELENA SACCON

Elena Saccon

Eccoci pronti con una nuova super intervista! Questa volta con la nostra attrice Elena Saccon.

 

Qual è stato il personaggio che ti ha dato più filo da torcere e perché?

“Uno dei personaggi che più mi ha messa in difficoltà è stato quello di Ulisse. Il secondo anno come spettacolo finale abbiamo allestito un adattamento di “Capitano Ulisse” di A. Savinio. Savinio racconta di un Ulisse che, al contrario di quanto si possa ritenere, è tutto meno che un eroe. Di un Ulisse perso, sia geograficamente che mentalmente, e considerando che questo spettacolo è arrivato subito dopo due mesi di quarantena, beh, mi ha decisamente messa alla prova. Ho deciso di parlarvi di Ulisse perché è l’antieroe che nessuno vorrebbe affrontare, è quell’essere umano a cui vorreste dare due sberle in faccia per dargli una svegliata, ma che appena fatto lo accarezzereste per tranquillizzarlo e farlo sentire meglio. Ulisse si autocommisera sempre, certo, non senza motivi, ma la cosa bella di questo Ulisse è che alla fine della storia si riappropria della sua identità e finalmente si libera”.

Come ti sei preparata per questo ruolo?

“Ho cercato dei riferimenti ad altri personaggi che avevo visto o letto e ho cercato di costruirmi addosso una sensazione di durezza, di gabbia, di costrizione. Fondamentale è stato per me il lavoro sul corpo. Tutto lo spettacolo era incentrato su una ricerca di movimenti precisi e definiti e nulla era lasciato al caso. Anche l’abbigliamento ha avuto un ruolo fondamentale nella costruzione di queste sensazioni perché era molto stretto. Nel finale invece, una volta cambiata, riuscivo a liberarmi”.

Come ti prepari in generale nello studio del personaggio?

“Quando affronto un personaggio cerco sempre di ispirarmi a qualcosa o qualcuno e attraverso corpo e voce di vedere come vede quel personaggio”.

Quali sono state le difficoltà e come le hai superate?

“Le difficoltà maggiori che ho dovuto affrontare sono state in tutta probabilità tecniche perché i 3/4 dello spettacolo vedono un Ulisse depresso, sfinito e senza forze, ma come tutti sanno (o stanno imparando) a teatro depresso, sfinito e senza forze lo può essere solo il personaggio, non l’attore. Riuscire a portare un personaggio senza energia ma utilizzando il massimo dell’energia è uno degli ossimori più belli (e forse anche uno dei più tosti). Provando davvero molto e facendomi aiutare da un occhio più esperto sono riuscita a superare questi intoppi”.

Qual è l’aspetto che più ti piace del personaggio?

“Quello che più amo di questo personaggio è che anche quando sembra aver toccato il fondo, che abbia rinunciato a tutto, in realtà riesce a vedere la luce e a decidere di vivere. È un concetto meraviglioso per me, mi dà speranza”.

Che consiglio ti senti di dare a dai futuri attori che interpreteranno questo ruolo?

“Sicuramente di non giudicarlo: se fa quelle scelte è per un motivo. Cercare sempre di mettersi nei suoi panni e comprenderne le sue ragioni”.

Perché portarlo in scena ai giorni nostri? Che cosa può ancora insegnare?

“Portare in scena questo personaggio, ma se posso permettermi, questo testo di Savinio è fondamentale. Si adatta a qualsiasi epoca perché parla di valori universali: la libertà di scelta e il destino, quanto uno può non prescindere dall’altro. Sono le nostre scelte che definiscono chi siamo”.

Che cosa ti ha lasciato?

“Con Ulisse sono riuscita ad aumentare la consapevolezza del mio corpo e a capire l’efficacia e l’importanza della precisione in scena. A livello umano Ulisse mi ha lasciato tanta fiducia e speranza”.

Se dovessi riportare un pezzo dell’opera in cui parla il personaggio che cosa riporteresti e perché?

“Ulisse ha vissuto molte, molte vite, ma mai la sua.

Per tutti è stato l’amante, il figlio, il marito, il padrone, il signore, il re, l’eroe, il capitano.

Ma mai “Ulisse”. Non è stato Ulisse per nessuno, neanche per lui stesso.

Anche voi dei volevate dargli un destino diverso: una morte memorabile!

Ma che cosa vogliono questi estranei, questi intrusi, da noi? Chi è che ci comanda? A chi dobbiamo obbedire?

L’uomo come essere umano, donna o uomo che sia, è capace e deve scegliere il suo destino.

Io voglio una responsabilità piena! Rifiuto qualunque ausilio!

E sa perché? La sede precisa del mio destino, io, alla fine, l’ho scoperta: il destino noi ce lo portiamo qui.

Il dovere che dice io sono, il solo che conti.

E ora che dopo tanto tempo Ulisse ha finalmente imparato a vivere, quando ne avrò voglia, potrò anche morire”.

 

Per alcune curiosità sulla nostra attrice, andata a dare un’occhiata qui!

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