Mejerchol’d e la Biomeccanica

Tra le personalità che hanno rivoluzionato le sorti del teatro rientra a pieno diritto Vsevolod Ėmil’evič Mejerchol’d. Attore, regista, pedagogo formidabile, ha incrociato i lavori e le arti di altri protagonisti dell’avanguardia teatrale russa (e non solo) di fine Ottocento e primo Novecento come Nemirovič-Dančenko, che seguì quando fondò assieme a Stanislavskij il Teatro d’Arte di Mosca. Fu attore sotto la regia di quest’ultimo anche nella celebre messinscena del Gabbiano cechoviano del 1898 e, nonostante in generale si tenda a contrapporre il naturalismo dell’uno al simbolismo, al costruttivismo e al formalismo dell’altro, non fu quella l’unica occasione di incontro. Tra i suoi allievi poi basta ricordare almeno Vera KommisarževskajaSergej Ejzenštejn, e, in forma indiretta, anche Lee Strasberg.

Le trasformazioni che il suo operato contribuì ad apportare riguardano l’intero spazio scenico, dalle scene di tipo architettonico allo spazio del palco (schiacciato perché si sfruttasse e si evidenziasse un’idea di bidimensionalità oppure verso una concezione focalizzata sulla tridimensionalità costruttivista), dalla necessità dell’elemento musicale inteso come principio costruttore, all’uso dei testi (sicuramente in un ridimensionamento dell’attitudine testo-centrica) fino, chiaramente, all’attore. Presentate così potrebbero sembrare elencazioni di punti distinti, ma alla base di questa rivoluzione c’è un fortissimo senso di organicità: l’idea comune che la rifondazione del teatro passasse attraverso quella che Mirella Schino nel suo testo su La nascita della regia teatrale chiama «fame di vita», non in senso naturalista (né tantomeno vicino al realismo socialista che censurò tanti dei suoi lavori), piuttosto «in quello di una profonda incessante ricerca di un ritmo biologico, di una potenza, di una stratificazione, di una indagine sui principi organici della teatralità».
Proprio in questa direzione si muove il regista-pedagogo quando idea una forma di allenamento, la Biomeccanica, pensata per ri-organizzare tutto il movimento dell’attore, in un’attenzione al ritmo, alle cadenze, alle leggi che lo governano, la cui trasmissione debba avvenire perentoriamente nella pratica, dove l’intero corpo è coinvolto e, nota Ejzenštejn, «pronto a tutto».

Mejerchol’d è uno dei molti martiri dell’arte e del pensiero libero, caduti sotto i regimi che hanno dominato la storia recente. Perseguitato dal regime sovietico, il 17 dicembre 1937 la Pravda pubblica un violento attacco a firma Platon Michajlovič Keržencev in cui il teatro e l’intera carriera di Mejerchol’d vengono accusati di essere estranei e ostili alla società sovietica. Il 20 giugno 1939 viene arrestato. Nei mesi successivi, sotto tortura, gli vengono estorte dichiarazioni in cui si dichiara militante antirivoluzionario e trockista. Il 1º febbraio 1940 è condannato a morte, la sentenza è eseguita il giorno successivo mediante fucilazione. Anche la moglie di Mejerchol’d, Zinaida Rajch, attrice negli spettacoli del Teatro Mejerchol’d, viene uccisa in casa, accecata e massacrata a coltellate.

Questo breve video si focalizza su alcuni degli esercizi di allenamento, gli études, che partendo da un’azione reale scompongono le varie fasi del movimento non secondo logiche prevedibili, ma concentrati sull’idea di opposizione delle forze, di contrappunto, al fine di ricreare una nuova drammaturgia del corpo. I due primi frammenti hanno come tema “la pugnalata” (quello svolto in coppia) e “il tiro con l’arco”. Seguono delle immagini tratte sempre dall’ étude dell’arco in cui ad agire è Nikolaj Kustov, attore di molti spettacoli di Mejerchol’d e prosecutore della sua didattica dopo il periodo di “silenzio forzato” – durato oltre vent’anni – dopo l’assassinio (politico) del regista nel 1940. Ruolo che adesso è passato all’attore pedagogo Gennadi Bogdanov, protagonista dell’intervista a conclusione.

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