INTERVISTA AD ANGELA PREVEDEL

 

Quale è stato il personaggio che ti ha dato più filo da torcere?
Solo uno? Durante i miei anni accademici abbiamo affrontato più personaggi e lavori di sperimentazione che mi hanno mandata in crisi. Potrei citarti sicuramente tutti i ruoli che ho portato agli spettacoli di fine anno accademico e ho perso il conto delle lezioni in cui avrei voluto sbattere la testa contro il muro perché non sapevo come impostare il lavoro. Diciamo che ogni materia mi ha messa in difficoltà in modalità differenti.
Come personaggio che ho recentemente portato in scena e che mi ha dato del filo da torcere potrei sicuramente citare Vanessa di Welcome to Paradise

  Perché proprio questo?
Perché è un personaggio molto distante dalla mia realtà personale ed è quindi difficile ma allo stesso tempo divertentissimo da interpretare.
Il rischio di questo personaggio è però di cadere facilmente in stereotipi o “macchiette” e di sminuirne quindi il valore e la credibilità.

  Come ti sei preparata per questo ruolo?
È stato un lavoro di squadra, lo spettacolo è basato su dialoghi serrati e quindi da sola era praticamente impossibile da provare.
Si provava, provava, e riprovava ancora finché la sintonia del cast non ha raggiunto un ottimo livello e tutto il lavoro poteva quindi concentrarsi in azioni e reazioni.
Per quanto riguarda lo studio personale del personaggio mi sono fatta consigliare dal Regista e dai miei all’epoca compagni (Ogni suggerimento serve ed è formativo, di questo ne sono certa) e ho cercato di ispirarmi a persone che conoscevo o che ho visto in spettacoli/film che potessero ricordarmi le caratteristiche di Vanessa, e poi ovviamente ho messo anche la mia interpretazione della personalità di questo personaggio.

  Come ti prepari in generale nello studio del personaggio?
Dipende dal personaggio, se si tratta di personaggi storici o di spettacoli molto conosciuti vado a ricercarmi il background della storia e anche le informazioni generali, più il quadro è completo, più è facile creare sottotesti e reazioni appropriate del personaggio.
Se invece il personaggio è più moderno o il testo è originale colgo ispirazione da tutte le persone che mi circondano e cerco di fare più sperimentazioni possibili, anche folli, per poi inquadrare le sfumature della personalità di colui/colei che dovrò portare in scena.

  Quali sono state le difficoltà? Come le hai superate?
Per Vanessa, sicuramente camminare e atteggiarmi con un portamento che non mi appartiene e che non avevo mai affrontato con un altro personaggio.
Un’altra seria difficoltà è stata quella di non andare troppo velocemente nelle mie tirate, si ha sempre paura di lasciare buchi in scena ma le pause sono una delle cose più importanti che danno valore al testo. Ovviamente è più facile dirlo che poi metterlo in pratica e quindi il mio lavoro sul rallentare e prendermi i miei tempi è stato molto impegnativo.
Un’altra difficoltà del mio personaggio ma in generale del testo è stata quella di imparare a gestire l’energia e la presenza per tutta la durata dello spettacolo, il mio personaggio infatti quando entra in scena non esce più fino a fine spettacolo, e quindi c’è stato un grande lavoro sulla concentrazione.
Come ho affrontato queste difficoltà? Come ho detto prima, provando talmente tanto da arrivare a sapere movimenti e azioni miei e dei miei compagni con una tranquillità e sicurezza perfetti, in modo da poter concentrare tutte le energie e le attenzioni per ogni secondo di spettacolo.
Stavo quasi per dimenticarmi, imparare a non ridere durante le battute dello spettacolo visto che è una commedia.

  Qual è l’aspetto che più ti piace del personaggio?
Vanessa è “Quella che fa tanto la diva” per citare lo spettacolo, è divertente e dà tanta energia esagerare per avere le attenzioni di tutti e dà ancora più energia sentire l’odio degli altri personaggi e del pubblico che entra nelle dinamiche del gruppo di amici che stiamo portando in scena.

  Che consiglio ti senti di dare a dai futuri attori che interpreteranno questo ruolo?
Non bisogna mai aver paura di esagerare, mi sono sempre fatta tante “pare mentali” pensando di essere inappropriata o fuori luogo o anche di non essere all’altezza di un ruolo, ma il palco e la sala prove sono i luoghi perfetti dove osare e rischiare e se per caso si dovesse stare esagerando, regista e colleghi saranno pronti a dare suggerimenti per ottenere il migliore dei risultati.

  Ti va di parlarci di un aspetto in particolare del personaggio?
Venite a vedere lo spettacolo e potrete ammirare Vanessa con tutta la sua compagnia folle in una cena ancora più folle.

Perché portarlo in scena anche ai giorni nostri/continuare a portarlo in scena? Che cosa può ancora insegnarci?
Welcome to Paradise nasce come commedia, ma i messaggi che vengono trasmessi tra una battuta e l’altra sono molto profondi e trattano di attualità e di tematiche sociali che devono essere affrontate, e quale luogo migliore se non un palco mentre si ride?

Che cosa ti ha lasciato?
Che non si smette mai di lavorare e imparare nuove cose, e che ogni persona è molto di più di quello che appare.

Se dovessi riportare un pezzo dell’opera in cui parla il personaggio (monologo/dialogo) che cosa riporteresti e perché?
“Tutti mi amano, tutti mi adorano” e direi che questa frase si commenta da sola anche se la mia frase preferita rimarrà sempre (Però questa è un po’ uno spoiler) “Bonsoir a tout le Monde: lei è Eva, Eva questi sono i miei amici poveri”

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